“GRATITUDE” • review by R.Ferrante

Gli Earth Wind & Fire una band formata da musicisti jazz che suonavano funk, soul, blues, gospel, dance, e che successivamente finì per diventare pop.

Maurice White la fondò nel 1969 a Chicago e fino ad oggi  vanta 90 milioni di dischi venduti, 6 Grammy Awards, inseriti negli anni 2000 nella Rock’n’Roll Hall of Fame.

Negli anni la band subisce diversi cambiamenti nella formazione, ma di certo tutti si ricordano il basso del fratello VerdineWhite, le chitarre di Al McKay e di Roland Bautista, le tastiere di Larry Dunn, la voce e i falsetti di Philip Bailey.

Il doppio album Gratitude, qui recensito, è tecnicamente un live per la maggior parte del suo tempo di esecuzione. Registrato nel teatro cittadino di Atlanta, è un must assoluto per ogni fan di EWF.

All’interno di questo disco uscito nel 1975, si possono ascoltare ritmi incredibili, poliritmie, brani a dir poco futuristici, le armonie e le strutture potrebbero trovare ispirazione nelle band fusion moderne, negli arrangiamenti di Ellington, nel prog degli anni ’70, nella musica classica: tutti fattori che hanno reso unico il sound EWF. Una band raffinata e piena di groove, con una formidabile padronanza musicale precisa su ogni singola nota, melodie da sogno e testi ricercati, ma sicuramente molto meno politicizzati rispetto ad altri artisti Rn’B e Funk dell’epoca, insomma in breve:

UNA BAND A FAVORE DELLA BAND! 

GRATITUDE: Live/studio, Anno 1975, Columbia 33694, Mastered by Mike Wilder.

Track List: Introduction by Mc Perry Jones-Africano/Power-Yearnin’ Learnin’-Devotion-Sun Goddess-Reasons-Sing a Message to You-Shining Star-New World Symphony-Interlude #1-Sunshine-Sing a Song-Gratitude-Celebrate-Interlude #2-Can’t Hide Love-Live Bonus Medley: Serpentine Fire-Saturday Nite-Can’t Hide Love-Reasons.

La band è introdotta da una serie di gong in perfetto stile mistico e la voce di Mc Perry Jones;

ed ecco che il concerto è servito con Africano/Power che vale l’acquisto di questo incredibile Doppio Album o Cd. Pone subito in prima linea il sax di David Mirick, con un assolo degno dei grandi nomi del jazz, (lui suonò tra gli altri anche con Howlin’ Wolf e Donny Hatheway), per poi lasciare spazio dopo un minuto e mezzo ad un improvviso cambio di tempo (ricorda un po’ la Sex Machine di Mr. Brown). Il groove preciso su un pedale di E7 ne fa da padrone, consentendo il crescendo dei fiati per poi richiamare il sax di Mirick in una serie di virtuosismi. I brass “interrompono” il bellissimo solo di chitarra (la prima frase  ricorda Comin’ Home Baby, brano utilizzato da Elvis Presley per presentare la band negli show di Las Vegas) e conducono ad un finale davvero Funk!

La traccia successiva, Yearnin’ Learnin’, dal punto di vista ritmico è esplosiva a 122 bpm. L’armonia è lineare e disarmante allo stesso tempo; due accordi di dominante conducono l’ascoltatore in un mondo analogico ormai passato e dove la semplicità armonica si unisce perfettamente agli arrangiamenti articolati dei fiati. Chi ascolta ora ha bisogno di un attimo di relax ed ecco la magia della 4a traccia: Devotion, permette a Philip Bailey di esprimersi in tutta la sua grandezza. Oltre ad affascinare per deliziosa musicalità e relax esecutivo, questa versione testimonia come spesso le sole registrazioni in studio di una band non riassumono a pieno la capacità e la creatività dei musicisti che si possono ascoltare nei live. Il suo falsetto e l’improvviso “soaring” da solo senza microfono, rendono il brano una “chicca”.

Il disco procede con Sun Goddess e le tastiere di Larry Dunn per riportare il pubblico a ballare, conducendolo ad un finale di brano superlativo, per poi passare ancora ad un bpm medio/basso con Reasons. La suddivisione ritmica in sedicesimi del hi-hat, conferisce al brano la spinta giusta ed il secondo e quarto sedicesimo del movimento, ricorrente nell’arrangiamento ritmico, porta a definirlo come la classica ballad/funk. Nel 1975 Shining Star (traccia 8 del Cd) viene premiata con un Grammy, quindi godetevi questi cori pazzeschi perché al minuto 2,33 si esprimono insieme a basso e batteria in una frase ritmico/melodica super Funk. E dopo 40 minuti di concerto elettrizzante l’ascoltatore è catapultato altrove dalla traccia 9 New World Symphony, una vera e propria sinfonia da 9,30 minuti che tocca tutto il mondo dal punto di vista musicale e perché no, anche visivo; vi sembrerà di volare su una nuvola attraversando l’India, gli States più Hippy, i Caraibi, in continui cambi di tempo e di arrangiamenti con ispirazioni a 360 gradi, un solo di basso (anche se “solo” è molto riduttivo in questo caso; sembra che stia decollando a cavallo dello strumento) di Verdine White (anche autore del brano), che si conclude con una scala cromatica eseguita a bicordi per terze maggiori che verrà ripresa in altri brani e diventerà una sua caratteristica inconfondibile. Si lascia un po’ di delizioso respiro all’ascoltatore con Sunshine. Ma questo concerto continua a crescere e quindi eccovi il “Trittico”: Sing a Song, Gratitude, Celebrate. A questo punto l’ascoltatore è pienamente soddisfatto e strafatto di funk; insomma libero di sognare con una Can’t Hide Love da paura! Nella versione Cd c’è un “Live Bonus Medley” che ahimè per voi, vi rifarà scattare in pista con Serpentine Fire, Saturday Nite, Can’t Hide Love, Reasons…FINE! 

Un disco insomma da ascoltare, ballare in dolce compagnia, o anche da soli, con un buon bicchiere di vino. LET’S FUNK!

Roby Ferrante

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